Inventaire Satie, [s.d.]

Aldo Mondino
Collage su carta
38×45,5 cm
L’irriverenza come sistema
Aldo Mondino (1938-2005) è stato un esploratore della materia e del linguaggio, un artista che ha fatto dell’ironia e della contaminazione i motori di una ricerca imprevedibile, capace di sovvertire le gerarchie culturali con la leggerezza del gioco e la profondità del paradosso. Pittore, scultore, sperimentatore instancabile, ha attraversato la seconda metà del Novecento reinventando continuamente il proprio vocabolario, muovendosi tra citazione e irriverenza, tra Oriente e Occidente, tra alto e basso, in un nomadismo estetico e concettuale che sfugge a ogni classificazione.
Formatosi a Torino e poi a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Hayter e l’Accademia di Brera, Mondino emerge negli anni ’60 con una pittura che assorbe e rielabora le pulsioni del tempo: dall’Informale all’arte concettuale, dal Pop alla Nuova Figurazione, il suo lavoro si nutre di contraddizioni, mescola culture e materiali, sfida le convenzioni con uno sguardo sempre spiazzante.
La pittura, che rimane il cuore pulsante della sua opera, si presenta come un dispositivo di ambiguità: i suoi tappeti dipinti a olio su linoleum, le sue superfici apparentemente tradizionali ma in realtà cariche di stratificazioni ironiche, trasformano la tela in un territorio di collisione tra mondi lontani. Le sue icone – i Dervisci rotanti, i rabbini, i cavalieri orientali – diventano figure di un teatro cosmopolita, dove la cultura occidentale e quella mediorientale si fondono in un’unica, ironica sinfonia.
Ma è nella materia che Mondino trova la sua firma più personale. Il cioccolato, il torrone, il caffè, lo zucchero, il perspex: materiali effimeri, ludici, spesso alimentari, con cui l’artista costruisce un’arte che gioca con i sensi, che seduce e spiazza, che sembra dissolversi nel tempo e nello spazio. Un’arte che non si prende mai sul serio, ma che proprio in questa leggerezza riesce a smontare con lucidità e intelligenza i meccanismi dell’arte stessa.
Come nei suoi celebri “Quadri a quadretti” o nei suoi “Dervisci”, l’opera di Mondino è sempre un ponte tra mondi, un’ibridazione continua che trasforma il quotidiano in visione, la tradizione in invenzione, la pittura in un sistema aperto, pronto a essere costantemente reinventato. Un’arte in perenne movimento, dove l’ironia è il grimaldello che apre la porta della meraviglia.

Inventaire Satie, [s.d.]

Aldo Mondino
Collage su carta
38×45,5 cm
L’irriverenza come sistema
Aldo Mondino (1938-2005) è stato un esploratore della materia e del linguaggio, un artista che ha fatto dell’ironia e della contaminazione i motori di una ricerca imprevedibile, capace di sovvertire le gerarchie culturali con la leggerezza del gioco e la profondità del paradosso. Pittore, scultore, sperimentatore instancabile, ha attraversato la seconda metà del Novecento reinventando continuamente il proprio vocabolario, muovendosi tra citazione e irriverenza, tra Oriente e Occidente, tra alto e basso, in un nomadismo estetico e concettuale che sfugge a ogni classificazione.
Formatosi a Torino e poi a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Hayter e l’Accademia di Brera, Mondino emerge negli anni ’60 con una pittura che assorbe e rielabora le pulsioni del tempo: dall’Informale all’arte concettuale, dal Pop alla Nuova Figurazione, il suo lavoro si nutre di contraddizioni, mescola culture e materiali, sfida le convenzioni con uno sguardo sempre spiazzante.
La pittura, che rimane il cuore pulsante della sua opera, si presenta come un dispositivo di ambiguità: i suoi tappeti dipinti a olio su linoleum, le sue superfici apparentemente tradizionali ma in realtà cariche di stratificazioni ironiche, trasformano la tela in un territorio di collisione tra mondi lontani. Le sue icone – i Dervisci rotanti, i rabbini, i cavalieri orientali – diventano figure di un teatro cosmopolita, dove la cultura occidentale e quella mediorientale si fondono in un’unica, ironica sinfonia.
Ma è nella materia che Mondino trova la sua firma più personale. Il cioccolato, il torrone, il caffè, lo zucchero, il perspex: materiali effimeri, ludici, spesso alimentari, con cui l’artista costruisce un’arte che gioca con i sensi, che seduce e spiazza, che sembra dissolversi nel tempo e nello spazio. Un’arte che non si prende mai sul serio, ma che proprio in questa leggerezza riesce a smontare con lucidità e intelligenza i meccanismi dell’arte stessa.
Come nei suoi celebri “Quadri a quadretti” o nei suoi “Dervisci”, l’opera di Mondino è sempre un ponte tra mondi, un’ibridazione continua che trasforma il quotidiano in visione, la tradizione in invenzione, la pittura in un sistema aperto, pronto a essere costantemente reinventato. Un’arte in perenne movimento, dove l’ironia è il grimaldello che apre la porta della meraviglia.